Progetto partecipato di cittadinanza attiva

A chi obietta che finora nella storia non sono stati possibili cambiamenti strutturali con metodi nonviolenti, che non sono esistite rivoluzioni nonviolente,

occorre rispondere con nuove sperimentazioni per cui sia evidente che quanto ancora non è esistito in modo compiuto, può esistere.

Occorre promuovere una nuova storia.

Danilo Dolci

Al centro del “Progetto partecipato di cittadinanza attiva” vi è l’eredità di Danilo Dolci. La sua azione, instancabile e incisiva, mirava alla giustizia sociale e alla crescita di comunità autonome e consapevoli, offrendo una metodologia che ancora oggi è chiave per il cammino educativo nonviolento.

La sua “maieutica reciproca” è il principio guida: l’idea che la conoscenza e il cambiamento non siano mai imposti dall’alto, ma emergano e si costruiscano collettivamente attraverso un dialogo autentico e la valorizzazione delle esperienze e delle intuizioni di ciascuno. 

La pratica del “cerchio del dialogo”, uno spazio paritario di ascolto e confronto che le classi della rete EDUMANA usano quotidianamente, è la matrice di ogni processo di co-costruzione e partecipazione, dove ogni voce conta.

 

L’approccio di Dolci alla nonviolenza è inteso come “nonviolenza attiva”: una forza creativa e trasformativa, capace di affrontare ingiustizie e conflitti non con la prevaricazione, ma attraverso il dialogo e l’azione collettiva responsabile. L’educazione è intrinsecamente legata alla politica e alla democrazia, intese come la partecipazione consapevole di ciascuno alla vita della propria comunità. Questa visione è pienamente abbracciata dalla Rete Edumana, che ha fatto della nonviolenza attiva il proprio fondamento. Le scuole che ne fanno parte si impegnano a costruire “comunità educanti” basate sul dialogo, la gestione costruttiva dei conflitti e la promozione di relazioni significative. Il “Progetto Partecipato di Cittadinanza Attiva” è, per queste scuole, una concreta attuazione di tali ideali, un campo di sperimentazione per educare a essere pienamente umani e cittadini responsabili.

 

Nel panorama più ampio della pedagogia della nonviolenza, che include contributi significativi di studiosi e studiose come Maria Montessori, Paulo Freire, Johan Galtung, Aldo Capitini, Pat Patfoort, si ribadisce che la pace e la giustizia non sono dati a priori, ma processi dinamici che richiedono impegno costante e partecipazione attiva

L’educazione, in quest’ottica, non si limita alla trasmissione di conoscenze, ma diventa esperienza di vita democratica, risoluzione nonviolenta dei conflitti e cura del bene comune. È attraverso l’atto di partecipare, di ascoltare l’altro e di co-costruire soluzioni che i giovani interiorizzano i valori della nonviolenza e diventano agenti di cambiamento.

La partecipazione attiva e la nonviolenza si intrecciano e si rafforzano reciprocamente. La partecipazione è il terreno fertile su cui la nonviolenza può germogliare e trasformarsi in una pratica quotidiana. Per bambini e bambine, partecipare significa:

 

  • Sviluppare autonomia e responsabilità: partecipare permette ai giovani di esprimere le proprie idee e di prendere decisioni, riconoscendo il loro valore come individui. Questo processo è intrinsecamente nonviolento, promuovendo la responsabilità individuale e collettiva.
  • Apprendere il dialogo come strumento fondamentale: attraverso pratiche come il “Cerchio del dialogo”, il progetto insegna ai più piccoli a ascoltare prospettive diverse, a esprimere le proprie idee con rispetto e a cercare soluzioni condivise, sostituendo la prevaricazione con la collaborazione.
  • Agire per il bene comune e la giustizia sociale: partecipando attivamente alla cura del “Bene Comune”, i bambini e le bambine imparano a riconoscere le problematiche comunitarie e a lavorare insieme per la giustizia sociale. Questa azione costruttiva è una profonda espressione di nonviolenza, che mira a eliminare le radici della violenza strutturale.
  • Coltivare empatia e riconoscere l’altro: l’interazione partecipata con i pari e con la comunità stimola l’empatia e la capacità di comprendere le esigenze altrui. Riconoscere l’importanza di ogni partecipante è un atto nonviolento che promuove l’inclusione e contrasta ogni forma di discriminazione.

 

Vivere la democrazia quotidiana: prendere decisioni insieme, trovare punti in comune e mediare sono esercizi costanti di democrazia. I giovani apprendono che la forza non risiede nell’imposizione, ma nella capacità di costruire consenso e agire collettivamente per il benessere di tutti e tutte.

Il “Progetto partecipato di cittadinanza attiva” è strutturato in fasi, che mettono al centro l’esperienza diretta e la voce di bambini e bambine. Il percorso è stato elaborato nelle classi primarie.

 

  • Definizione di una  ‘Cornice chiara’. Il percorso prende avvio con un lavoro preliminare del team docente, volto a stabilire i limiti fisici e gli obiettivi generali dell’intervento.
  • Presentazione della proposta e avvio del Dialogo. Nel “Cerchio del dialogo”, una domanda generatrice sul bene comune innesca le prime riflessioni e le intuizioni dei bambini.
  • Analisi ed esplorazione. Bambine e bambini diventano ricercatori, visitando il luogo scelto, raccogliendo informazioni e conducendo interviste per comprendere a fondo il contesto.
  • Il “Sognare”. Questa è la fase in cui la creatività si libera. Attraverso il lavoro cooperativo in piccoli gruppi, l’uso di immagini stimolo evocative e ricerche individuali, bambini e bambine immaginano e producono elaborati che raccontano il loro “sogno di trasformazione”.
  • Condivisione. Ogni gruppo presenta il proprio progetto alla classe, promuovendo l’ascolto e la riflessione sulle diverse proposte.
  • Decisione. Un momento cruciale di democrazia partecipata. Si cerca un accordo quanto più vicino al 100% sulla proposta da realizzare, incoraggiando la creatività per superare le divergenze, in linea con i principi di inclusione e nonviolenza.
  • Realizzazione. Il progetto scelto si confronta con la realtà. Con il supporto dei docenti, i bambini individuano limiti e ostacoli, coinvolgendo attivamente famiglie, esperti e istituzioni del territorio. Si cercano insieme soluzioni e si rimodula il progetto per renderlo fattibile. Infine si realizza con il supporto di tutti e tutte.
  • Diffusione. Il progetto si conclude con la condivisione dei risultati e del percorso con la comunità, celebrando l’impegno e la trasformazione. Infine, una fase di metacognizione consente ai bambini di riflettere sugli apprendimenti e le sfide superate.

 

Attraverso questo percorso, i giovani acquisiscono non solo competenze pratiche e civiche, ma sviluppano anche un profondo senso di responsabilità verso il bene comune, la fiducia nel dialogo come strumento di cambiamento e la consapevolezza del loro ruolo attivo nella costruzione di una società più giusta e pacifica.

Progetto partecipato di cittadinanza attiva: partecipazione e nonviolenza nelle Scuole della Rete Edumana

 

Esperienze realizzate nelle scuole della rete ED.UMA.NA – Educazione Umanista alla Nonviolenza Attiva – www.edumana.it

Si ringraziano bambini, bambine, maestri e maestre, tutor, genitori e personale ATA dei plessi Mattei, Sant’Uguzzone e Carnovali dell’Istituto comprensivo Calvino

Scuola capofila della rete: Istituto comprensivo Italo Calvino

Dirigente: Dorotea Russo

Docente referente: Isabella Gallotta

Referente percorsi formativi: Annabella Coiro

Elaborazione percorso di progettazione partecipata: Annabella Coiro e Gabriella Fanara